E LIBERALI DAL MARE

Nel Mar Mediterraneo, nello Stretto di Sicilia e nel Mar Egeo, salviamo ogni giorno vite umane

Tanti, troppi bambini sono morti in questi ultimi mesi. Il CISOM, intraprende questa nuova missione di soccorso umanitario nel Mar Egeo, a bordo della nave “Responder” del MOAS (Migrant Offshore Aid Station). Un’operazione che parte l’indomani dell’apertura del Giubileo della Misericordia e che inizia nei giorni dedicati alla nascita di Gesù. Un’attività che si aggiunge a quella svolta, senza sosta, nello Stretto di Sicilia.

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NUOVA MISSIONE DEL CISOM: NASCE L’OPERAZIONE “AEGEAN SAR OPERATION”.

Uomini e donne, medici, infermieri, logisti. Sanitari specializzati nel first aid, che dedicano ogni giorno la propria professione nel difficile compito di prestare assistenza ai tanti che intraprendono la via del mare per fuggire alle guerre, alle carestie, alle persecuzioni, alla miseria.
Tanti, troppi bambini sono morti in questi ultimi mesi. Il CISOM, intraprende questa nuova missione di soccorso umanitario nel Mar Egeo, a bordo della nave “Responder” del MOAS (Migrant Offshore Aid Station). Un’operazione che parte l’indomani dell’apertura del Giubileo della Misericordia e che inizia nei giorni dedicati alla nascita di Gesù. Un’attività che si aggiunge a quella svolta, senza sosta, nello Stretto di Sicilia.
Il team sanitario per AEGEAN SAR OPERATION lavora ventiquattr’ore su ventiquattro con i soccorritori di MOAS e con l’equipaggio. La nave “Responder” è dotata di due unità veloci di soccorso, capaci di raggiungere ed affiancare in breve tempo le imbarcazioni in pericolo.
In due mesi di operazioni più di 900 persone sono state tratte in salvo e in moltissimi casi salvate da morte certa, soprattutto i bambini più esposti ai pericoli dell’ipotermia causata da prolungate immersioni nelle gelide acque del Mar Egeo.
Vogliamo fermare la morte di tanti bambini, donne e uomini. Persone in cerca di un futuro, di una dignità che non possiamo permettere che anneghi nel mare che attraversano.

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Se non li vedi non puoi capire. Quegli enormi laghi neri e profondi che sono gli occhi dei bambini, la dignità di una donna che nonostante tutto tenta di lavarsi con una salviettina profumata, un ragazzo che tiene per mano l'amico con la gamba fratturata, il sapore del sale acre sulle labbra, il sudore, l'odore del ferro e l'odore della morte di quel momento di tragica stasi e di silenzio al passaggio dei sacchi neri pieni di corpi, di persone, di sogni, di speranze, di popoli. Siamo ospiti, ospiti di questo mondo, non proprietari. Mi sento in dovere di far sentire a casa per quanto possibile chiunque lo chieda. Non importa quanti, chi, come e da dove; noi del CISOM ci siamo.

Giada Bellanca
Giada Bellanca Medico del CISOM a bordo della "Responder"

Erano ancora vivi, ma non ne ero certo. Li ho trovati fra i corpi che galleggiavano con gli occhi aperti rivolti al cielo, giovani fra i 17 e i 25 anni in cerca di una vita migliore, accolti soltanto da acqua gelida e indifferenza. Buio totale e nero indististo tra cielo e mare, li ho visti galleggiare con i cavaderi, ho iniziato ad avvicinarli, il battito del polso quasi inesistente, a bordo sono stati visitati ed erano ancora vivi. Quando sono partito, quel giorno, pensavo al significato del nostro lavoro, ai motivi che mi spingono ad intraprendere questo tipo di professione, poi in alcuni momenti non c'è da farsi domande soltanto salvare tuoi coetanei, dar loro sostegno.

Giuseppe Pomilla
Giuseppe Pomilla Medico CISOM a bordo della "941-Diciotti"

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